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pratiche di comunicazione
museali e audience engagement

Bring the boys back museum

Da una ricerca effettuata sulla comunicazione di alcuni musei, soprattutto in quelli “nostrani”, abbiamo rilevato troppo spesso la volontà di voler creare un contenitore di oggetti senza pensare più di tanto all’età dei visitatori.
Abbiamo quindi fatto un’escursione sui siti web di musei all’estero che hanno utilizzato buone pratiche (the Museum of Contemporary Art in Tokyo, Torafu Architects, che ha creato una speciale galleria d’arte per ragazzi chiamata Haunted House. Un esempio italiano potrebbe essere il baby Mart di Trento).
Qui è invece emersa una qualità diversa della comunicazione legata ad un approccio più moderno riguardo il rapporto con il pubblico, dove si sceglie una tipologia di comunicazione mirata ANCHE ai più giovani, con il risultato di migliorare la visibilità ANCHE degli altri pubblici.
Come a dire che un museo progettato per ospitare i più giovani è un museo migliore per tutti.

Ora visitiamo qualche museo famoso italiano, che proprio non sembra interessato a questa concezione di marketing:
http://www.galleriaborghese.it/index-flexslider.html http://www.museostrumentimusicali.beniculturali.it/index.php?it/1/home http://www.castelsantangelo.com/didattica.asp
http://www.galleriaborghese.it/nuove/iniziative.
E qualcuno che ci sta provando.
http://www.centralemontemartini.org/servizi/calendario

Alcuni potrebbero obiettare sull’eccessivo costo e sull’applicabilità a tutti musei
(vedi problematiche legate alla struttura vera e propria come ad esempio http://www.museocinema.it/museo.php)

Abbiamo due distinzioni principali da fare: un museo che nasce per i bambini e un museo che vuole aprirsi anche a questa tipologia di pubblico.
Dalla nostra ricerca web è emersa la possibilità di un margine di miglioramento sull’esperienza utente, qualità delle installazioni, qualità della fruizione.
Inoltre, più passa il tempo più si alzano le aspettative del pubblico che ormai dà per scontate determinate caratteristiche interne ad un museo. Nuove sfide quindi ci aspettano e farci sfuggire l’opportunità di creare musei più a misura d’uomo (e di bambino) sarebbe l’ennesima occasione persa…
Bisogna impegnarsi nel “Fare meglio”, che non non significa copiare qualcosa di bello visto nei musei più virtuosi, cambiandone nome o veste grafica, significa saper sfruttare ciò che di buono i nostri colleghi hanno saputo fare e plasmarlo allo nostre esigenze, studiarne le criticità, testarne i servizi offerti e ampliare il ventaglio di pubblico attraverso operazioni mirate, senza farci prendere dall’approssimazione che ci contraddistingue in Italia…
CI GUADAGNERANNO SIA I MUSEI (in termini di immmagine e di economia), SIA LE NUOVE GENERAZIONI (in termini pedagogici).

Adattare le strutture museali preesistenti per migliorare l’esperienza dei ragazzi si può e si deve.

Ad esempio lavorando sulla struttura, sui percorsi, sulla segnaletica, sulla comunicazione, e perché no, sul marketing?
Qualche idea sul cosa fare e come farlo.

Un primo passo può essere quello di diminuire o eliminare del tutto la cosiddetta “FATICA DA MUSEO”, in quanto nei ragazzi il tempo di concentrazione è sicuramente più limitato rispetto agli adulti. Come fare?
· SEMPLIFICARE IL PERCORSO INTERNO: tramite segnaletica indirizzare i più giovani ad un percorso più breve, saltando magari quella porzione di museo indirizzata agli approfondimenti o troppo ripetiva.
· REALIZZARE UNA SEGNALETICA DEDICATA: più semplice, meno didascalica, ad un’altezza inferiore e utilizzando simboli ed icone universali e più comprensibili per i ragazzi.
· UTILIZZARE STRUMENTI COINVOLGENTI: tramite tecnologie interattive o strumentazioni pratiche che portino a PROVARE SUL CAMPO ciò che normalmente è solo in vetrina in modo da coinvolgerli come PARTE ATTIVA.
· RENDERE PROTAGONISTI I RAGAZZI: facendoli magari collaborare insieme agli addetti attraverso la co-progettazione di attività pratiche e materiali come workshop, affiancamento al personale nella scelta delle attività, divenendo testimonial del museo stesso e portando il “brand museo” fuori dalle sue mura.
· ATTUARE UNA COMUNICAZIONE DIFFERENZIATA: in base al target, mirata maggiormente alle famiglie (per età fino ai 10/12 anni) e ai ragazzi (per età dai 10 ai 18) sottoforma di messaggi più sempici, diretti, coinvolgenti, uscendo dal canone di Comunicazione “Alta”.
· AUMENTARE LA COMUNICAZIONE ON LINE: poichè i giovani nativi digitali sanno meglio di noi come usufruire di contenuti multimediali, puntando sull edutainment, lasciando anche a loro stessi la possibilità di creare nuovi contenuti da condividere.
· PREVEDERE FACILITAZIONI E FIDELIZZAZIONI attraverso sconti, ingressi gratuiti, giornate dedicate, abbonamenti, card, gaming e attività cicliche che possano far tornare i ragazzi ad approfondire le tematiche museali.
· COLLABORAZIONI CON SCUOLE E DOCENTI non solo attraverso visite guidate, ma anche portare la conoscenza fuori dal museo, dentro le scuole a seconda della tematica di riferimento, così da FORMARE e SENSIBILIZZARE quella fetta di pubblico giovane che in futuro avrà maggiori e migliori strumenti di apprendimento per la vita, poichè saranno loro a guidare il mondo, speriamo.
E che dire di quei fastidiosi e deterrenti cartelli “non toccare”?

L’auspicio è quello di abbandonare l’idea di museo come luogo astratto e “da grandi” e farlo diventare parte integrante di una comunità, dove grandi e piccoli possano allo stesso modo ricevere insegnamenti continui, aggiornando ciclicamente le esperienze utente.
I PASSI DA FARE, COME DIMOSTRATO, SONO POCHI E SEMPLICI.
Spesso le criticità sono sotto i nostri occhi, ma ci risulta più facile non analizzarle. Reputiamo più semplice affidarci ad una sala d’attesa appariscente, ad una insegna all’ultimo grido o ad un nome famoso da esporre, dimenticandoci qual’è lo scopo reale e primario di un museo, istruire ed educare, e farlo per tutti, ad ogni livello.
Magari impegnandoci maggiormente in questa direzione, soprattutto coinvolgendo anche gli adolescenti, si può, piano piano, anche alzare gli standard qualitativi in modo che anche le altre strutture possano prendere provvedimenti in merito.
Non è un lavoro impossibile, pensiamo alle generazione future, e magari un giorno ci ringrazieranno (e ci miglioreranno).

– Estratto del nostro intervento presso il ForumTal organizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni – Roma, 19 gennaio 2017.

 

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