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giornalisti vs mad man

Una notizia; la si crea o la si divulga?

Un tempo i giornalisti la divulgavano, i pubblicitari la creavano, le cose andavano a braccetto, tutti contenti.
Succedeva qualcosa, qualcosa di rilevante intendo, e giù a correre per chi faceva lo scoop per primo, così da dare una dignità allo strillone di turno.
Ok, sto per fare la figura del nostalgico, ma che bello quando arrivava il giornalista col taccuino e il fotoreporter carico di rullini a immortalare quell’attimo e renderlo potenzialmente eterno. Scherzo, ben vengano le tecnologie in nostro aiuto, ora basta uno smartphone, via il giornalista, via il fotoreporter, tutti a casa.
Oggi, persa gran parte di quella dignità, la stampa si regge quasi esclusivamente sull’economia, fino a qualche anno fa a colpi di copie vendute (e relativo costo per inserzioni pubblicitarie) e da qualche tempo a colpi di click (e relativo costo per inserzioni pubblicitarie).
E il problema nasce proprio qui, la competizione che invece di alzare il livello lo abbassa, poiché non è piu importante la notizia, ma il clik. Quindi la notizia la si inventa dal nulla, si creano sui casi che non esistono, si fanno le marchette di turno per accontentare l’inserzionista o il caporedattore e chi ci perde è l’utente, ancora troppo distratto per capire la bufala.
Ma non c’era un’etica, una responsabilità sociale nel modo e nel merito della comunicazione? L’opinione diffusa è che i media influenzano l’opinione pubblica, e quel pubblico poi vota, pensa, agisce spesso in base a quello che legge.
Purtroppo in questo caso sembra che la domanda influenzi ed influisca l’offerta, quindi la maggior parte dei giornalisti (esclusi pochi illuminati) semplicemente si piega alle logiche del più becero populismo e scrive cose obiettivamente pressoché inutili, ma paradossalmente degne di rilievo nel lettore medio.
Qui entra in gioco l’altra faccia della medaglia, quella degli advertiser, e la loro attitudine di prendere in prestito queste logiche giornalistiche assecondando la domanda e il mercato. Diatriba tuttora aperta se sia la pubblicità a influenzare il consumatore, o viceversa.
A riportare sullo stesso livello queste metodologie ci ha pensato il furbo settore marketing della Whirlpool che, strizzando l’occhio alla modaiola ecosostenibilità, ha di fatto creato e trovato il modo di divulgare una notizia a scopo puramente pubblicitario. Nel dettaglio ha abolito gli inquinanti tosaerba a favore di un più ecologico gregge di pecore per la rasatura dei prati circostanti i loro capannoni, chiamando frotte di giornalisti per mostrare al pubblico la loro idea.
Ci guadagna la Whirlpool in pubblicità, ci guadagnano i giornalisti con una notizia e soprattutto non ci perde il lettore, chiamato ad accogliere un gesto simpatico e simbolico.

Che i giornalisti stiano pian piano diventanto dei pubblicitari?
Ormai invasi da migliaia di informazioni al giorno, pur di avere visibilità, provano goffamente a creare La Notizia, che sarà inesorabilmete travolta, dopo pochi minuti, da altre 999.

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